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La nostra regata

Terza giornata all'invernale di Anzio, seconda valida dopo lo sciroccone di due settimane fa che aveva suggerito prudentemente l'annullamento.
Ventiquattro imbarcazioni iscritte, ventidue in acqua, nessuno oggi in Italia è in grado di fare meglio in questa classe.

Ciò conforta la bontà della nostra scelta, a sostegno del progetto di unire tre flotte (Anzio Roma e Cala Galera), un operazione che solo un paio di mesi fa sembrava impossibile e che ora inizia a richiamare i migliori interpreti di questo monotipo e le attenzioni della stampa sportiva.
Le sensazioni sono buone fin da subito, il vento previsto sui 10-13 nodi è quello dove Deianira riesce ad esprimersi meglio e la tensione dell'equipaggio è quella giusta.
Pronti via e la regata potrebbe essere già finita.
A meno dieci dalla sirena siamo in una posizione estremamente favorevole: in barca comnitato, perfetti sul timing, in controllo totale su Avoltore, imbarcazione pluridecorata che ti emoziona solo ad averla a fianco minacciosa, l'unica tra noi ed il vento ma senza alcuna possibilità di passare tra noi e barca comitato.
Ed invece da sottovento sbuca veloce Enjoy2, ci stringe con diritto di rotta, ci chiude la porta, poi è costretta a riaprirla perchè partirebbe in anticipo - Non ottiene alcun vantaggio per se' ma ci obbliga ad una esse che ci rallenta e spalanca un corridoio alla nostra destra.
Quanto basta.
L'equipaggio è di quelli superesperti, pronti a cogliere un simile regalo e noi non siamo rapidi a realizzare il fallimento del nostro piano - Chi troppo vuole nulla stringe è il proverbio giusto, stringiamo Avoltore con una velocità ancora troppo bassa e nel momento in cui velocissimo passa sulle nostre vele già in crisi, ci spegne la luce del tutto lasciandoci fermi sul posto, sventati e in un aria che più sporca non si può.

Quando riusciamo a ripartire, buoni ultimi, il ritardo sui primi sarà già forse di un minuto o più.

Sembra già finita dicevamo ed invece da questa dura lezione inizia forse la regata più bella che abbiamo mai corso.
La flotta va a sinistra ed ovviamente noi tentiamo la suerte a destra, da manuale visto il distacco.
Ci dice bene, ma solo dopo aver resistito alla tentazione di virare su uno scarsone, ancora da manuale.
Così distanti dalla boa di bolina ne possono accadere di cose ma l'azzardo riesce e raggiungiamo l'obiettivo con una sola virata centrando la lay line da una distanza siderale.
Vedere le barche sfilarci dietro dà una carica di adrenalina incredibile, scopriamo di aver già risalito una decina di posizioni.
Issata spi perfetta, primo lato di poppa leggendo correttamente il campo, a volte non occorre azzardare per trarre vantaggio ed infatti la regolarità paga un altra manciata di posizioni.
Seconda bolina navigando in aria pulita, un fondamentale della vela poi inizia l'ultima poppa, pensando di essere di sicuro tra i primi otto.
Partenza a parte, fino ad ora siamo stati bravi e, perchè negarlo, un tantino pure fortunati.
Ma si sa com'è, fortuna da' fortuna toglie.
A meno di mezzo miglio dalla boa di poppa andiamo all'abbattuta finale, roba normale, non fosse che il tangone non avesse deciso di abbandonarci proprio lì.
Il prodiere osserva sbigottito il vuoto dell'estremità del tubo, laddove fino a poco prima era inchiodata la testa che ora penzola dall'albero.
Completiamo l'abbattuta con una manovra del tangone davvero poco ortodossa in un atmosfera surreale, la voglia di ammainare è tanta, poi si decide di provare ad andare così fino in fondo, il vento lo consente, con Francesco-Obelix a trattenere il tangone all'albero a mani nude e Adolfo a reggere scotta e braccio in punta di dita.
Fortuna da'...
Giriamo la boa di poppa in quinta posizione e la sirena dell'arrivo ci sorprende già al lavoro, con gli attrezzi in mano, nemmeno il tempo di esultare, in una lotta contro il tempo nel tentativo di recuperare il danno prima della seconda partenza.

Non ce la facciamo, il via alla seconda prova viene dato in rapida successione all'arrivo della prima, senza spi non si va da nessuna parte - Non ci diamo per vinti e insistiamo nel tentativo di risolvere il problema. Si parte e si manovra così, due a governare scotte timone e tattica e tre di seghetto cacciavite e martello, una cosa mai vista.

Dopo mezza bolina appare chiaro che gli sforzi non produrranno risultati apprezzabili, a questo punto l'alternativa sta tra il gareggiare con il solo genoa o riprovare col tangone umano anzi .... a-mano.

Optiamo per la seconda, abbattute al rallenty comprese (occorre azionare il tangone come su una barca di 40 piedi ma senza marchingegni e retriver) decidendo un intervento minimo allo scopo di creare un imboccatura, ovalizzando l'estremità del tangone per reggerlo meglio contro il golfare.

Completiamo l'intervento a 100 metri dalla boa di bolina, l'issata non è un granchè ma ci abituiamo alla svelta e la cosa funziona, abbattute comprese, il nostro spi così docile sotto le cure di Adolfo, bravo e concentrato. La nostra regata inizia da qui e prosegue, a risalire con pazienza posizione su posizione (una costante inseguire oggi).
Rincorriamo il gruppetto di testa e lo riacciuffiamo al termine della seconda poppa.
Tentiamo un ultimo attacco sullo stacchetto dove siamo velocissimi ma non c'è più tempo e finiamo in nona posizione.

La stessa che occupiamo in classifica generale essendo risaliti di due posizioni.

Forza condominio!

Ultimo aggiornamento (Martedì 24 Maggio 2011 12:16)

 

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